voci contemporanee
a cura di Daria Tasca e Sonia Toncelli
Si sa che in qualsiasi espressione artistica l’originalità è sempre relativa e quindi gli artisti osservano e si osservano tra di loro, inserendosi come voci in un coro di vivi e di morti, attraverso il tempo e lo spazio. I più sensibili e consapevoli di questo rendono omaggio a coloro che sentono affini con riferimenti di volta in volta espliciti (si pensi alle variazioni dell’ultimo Picasso su Delacroix, Velázquez o Manet), impliciti (i pittori e scultori del Novecento di Margherita Sarfatti rispetto alla tradizione classica e ai primitivi toscani) o allusivi, indiretti, obliqui, oppure – come in questa occasione – ispirandosi a un’intera poetica o a singoli elementi di essa.
È stata sufficiente la conoscenza tra Daria Tasca e Sonia Toncelli perché l’artista veneta – con la sensibilità e la capacità di aggregare che le sono proprie – mettesse insieme un drappello di amici provenienti dalla medesima area (grosso modo il triangolo Treviso-Padova-Vicenza) e coinvolgesse anche chi scrive per tributare al compianto Luciano Borin – lui pure veneto d’origine ma ben presto naturalizzato fiorentino – un omaggio non convenzionale e tutto sommato esteriore, come sarebbe stata una collettiva ‘in memoria di’, ma originale e intimamente partecipato. Entrare nel suo mondo espressivo e prendere spunto anche da pochi elementi o un semplice dettaglio significa farlo vivere ancora oltre il semplice ricordo, a dimostrazione dell’inesausto farsi dell’arte dall’arte, di un dialogo ininterrotto tra passato e presente. Ma una simile operazione sortisce anche l’effetto di leggere le opere del celebrato attraverso una pluralità di sguardi solidali per condivisione dello stesso mestiere – verrebbe da dire – non lasciandone il compito al solo e altro mezzo della scrittura critica.
Piace allora e invita a un confronto stimolante soffermarsi su ciò che i singoli artisti hanno colto dello scomparso, pittore e disegnatore di rara perizia, capace di un controllo assoluto della forma ma senza risultare algido o eccessivamente accademico.
Il motivo predominante della figura e in particolar modo del nudo femminile – soggetto canonico e amatissimo da quegli artisti che si lasciano irretire, al di là dell’immediata componente estetica, dalla curva alternanza di pieni e vuoti – è pertanto il più rielaborato, come si vede negli acquerelli di Sergio Bigolin presentati come pagine di uno sketchbook d’altri tempi, nei fili di ferro modellati di Annamaria Iodice, sintesi sinuose e al tempo stesso riflessioni talora dolenti sulla corporeità, e nell’allusivo acquerello di Valentina Verlato che, prendendo spunto da un omaggio a Schiele di Borin, propone un incontro ravvicinato tutto femminile con le Cholmondeley Ladies del XVII secolo.
Una nota a parte richiedono le sculture di Piergiorgio Rebesco (scomparso nel 2020) dal momento che in questo caso non di dialogo intenzionale si tratta ma di un accostamento proposto da Tasca, perché l’unico presente-assente del gruppo appare tuttavia il più affine a Borin per il nitore formale, anche se le sue sculture senza tempo – nel solco di un realismo classico che riecheggia più evidentemente Rodin e Vincenzo Gemito – lo fanno sembrare un anacronista radicale. Quello che però l’artista fiorentino non fu e nemmeno rischiò di essere, se il suo indiscutibile realismo si è nel corso del tempo aperto alle sollecitazioni della realtà contemporanea, percepita nei modi di un elegantissimo neo-pop che cattura scene quotidiane (al fast-food, in metropolitana, al museo…) ma le sottrae all’evanescenza in virtù di un’impaginazione serrata, in cui le figure sono in ogni caso protagoniste.
Rispetto alla saturazione compositiva di esiti come questi, che tra primo piano e sfondo non ammettono mai vuoti o semplici accenni, altri artisti hanno scelto di prelevare e rielaborare alcuni elementi lasciandoli quasi fluttuare in composizioni più leggere, come nel caso di Manuela Simoncelli e della stessa Tasca, che hanno come tratto distintivo – sia quando agiscono individualmente sia quando operano insieme – il gusto per la scomposizione e la sovrapposizione di motivi figurativi e decorativi nei prediletti supporti cartacei o negli assemblaggi delle sculture-installazioni. La seconda, in particolare, ha preso spunto da alcune delle opere più complesse e ironiche di Borin – ovvero Pronta per la festa e Sulle spalle (1992), Il sacchetto giallo (1993) – per enfatizzare, mantenendo lo stesso approccio, dettagli emblematici delle seducenti figure femminili rappresentate (la bocca rossa e i pendenti, le mani guantate, la S rossa sul sacchetto giallo di una nota catena della grande distribuzione che può allusivamente rinviare a ciò che resta di un presunto superman).
Analoga è stata l’operazione di artisti (poli)materici come Gabriella Bottaru, Luigi Golin e Vania Sartori, i quali si sono concentrati – per abito mentale – sul prelievo di singoli elementi: tazze, ciotole e piatti candidi dell’eccellente ceramista Sartori, con elementi cromatici esterni interpretabili come ‘gocce’ piovute dai dipinti ma senza turbare il candore delle superfici; pure tessere colorate nelle raffinatissime tessiture di Bottaru e nelle interazioni grafico-tessili di Golin, entrambi attratti dagli studiati decori geometrici che in alcune opere di Borin interagiscono quasi alla pari con le figure. Sergio Carlesso invece attua la scomposizione delle opere più remote tra quelle esposte – due nature morte su carta risalenti ai primi anni Settanta – e per quanto riguarda un semplice Vaso di fiori (1973) lo ricompone facendolo diventare un enigmatico Autoritratto con fiori, dove in realtà non si rappresenta ma sembra invitare chi guarda a compiere a sua volta una difficoltosa ricomposizione di quei frammenti che potrebbero appartenere a un volto.
Un vero autoritratto è invece quello di Toncelli che conclude il percorso – ma si tratta di una conclusione aperta, come dice anche il testo che lo accompagna –, in cui l’espressione seria, il rosso sbavato della bocca, l’incarnato pallido e un solo occhio aperto comunicano gli effetti di una perdita, di uno sguardo dimidiato sul mondo. Come non associare quell’unica lente nera degli occhiali al ritratto premonitore di Apollinaire (colpito in combattimento nel 1916 da una scheggia alla testa) di De Chirico o, in tutt’altro contesto, allo straordinario video per la canzone Lazarus di David Bowie (dal suo ultimo album, Blackstar, del 2015), dove il cantante, ormai prossimo alla morte, esce da un armadio e vi rientra infine, mostrando il volto scavato e bendato, con due piccoli bottoni scuri sugli occhi? Eppure l’assenza è la forma più intensa di una presenza, come ha ripetuto – nel solco del pensiero mistico – il poeta Andrea Zanzotto in questi versi per il padre scomparso: «Vitalmente ho pensato / a te che ora / non sei né soggetto né oggetto / né lingua usuale né gergo / né quiete né movimento […]. // E così sia: ma io / credo con altrettanta / forza in tutto il mio nulla, / perciò non ti ho perduto / o, più ti perdo e più ti perdi, / più mi sei simile, più m’avvicini» (da Così sia in IX Ecloghe, 1962). Se ogni perdita è di per sé irrimediabile, se con ogni artista che muore scompare un microcosmo di sensibilità e saperi, i mille visibili fili dell’arte possono tentare di riannodare i fili invisibili degli affetti e delle memorie, che nel caso di Luciano sono stati anche quelli che ogni docente tesse, ritesse e inevitabilmente tronca con i suoi allievi, cui consegna sempre una parte di sé e del proprio mondo. Vale per qualsiasi insegnante, vale ancor di più per quelli che avviano a un’arte.
— Michele Bordin
Questa mostra nasce dall’amore.
L’amore per un uomo, un artista, un compagno di vita che ha saputo raccontare il mondo attraverso il colore, la forma, la luce.
L’amore per la sua opera, che continua a pulsare di vita, a dialogare con chi la osserva, a raccontare storie che non si esauriscono mai.
Con questa esposizione, desidero mantenere viva la memoria di un’anima creativa, il cui talento non merita di spegnersi con il trascorrere del tempo. È un omaggio al suo lavoro, alla sua dedizione e alla sua voce unica, che ancora oggi riesce a emozionare e a far riflettere.
Ogni quadro qui presente è una piccola parte di lui, un incontro tra il suo sguardo e il nostro.
Invito tutti a percorrere questo viaggio con attenzione e sensibilità, nella speranza che il suo messaggio artistico possa continuare a risuonare nei cuori di chi ama l’arte e la bellezza.
Il mio contributo personale, insieme a tutti gli artisti intervenuti a ricordarlo, è un piccolo “frammento” che dialoga con il suo, uno specchio al negativo della bellezza che ha sempre esaltato, un lato più oscuro che la vita ci presenta giornalmente.
A lui, che è sempre presente.
Con amore
— Sonia Toncelli
Nato a Galliera Veneta (PD) nel 1954, è laureato in Lingue e Letterature Straniere. Nel 1970 ha iniziato la sua attività artistica sotto la guida del Maestro Giovanni Bernardi. Ha continuato lo studio delle varie tecniche di pittura e incisione frequentando a Venezia la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Internazionale di Grafica, dove dal 2000 insegna al corso di acquarello assieme a Matilde Dolcetti. Da molti anni tiene corsi di acquarello presso enti pubblici e privati. Ha al suo attivo una trentina di mostre personali e ha partecipato a più di duecentocinquanta mostre nazionali e internazionali, in Italia e all’estero.
tel: +39 3388569844
e-mail: sergiobigolin@gmail.com
Nata a Padova nel 1950, abita e lavora a Galliera Veneta. Si dedica alla tessitura a mano dal 1987. Nel corso degli anni approfondisce le varie tecniche del tessere. Realizza tessuti per abbigliamento, arredamento e complementi di arredo, arazzi e libri d’artista accostando vari materiali, sperimentando l’uso di rame, ottone, argento e sughero uniti a filati naturali ed utilizzando diverse tecniche di tessitura.
Ha allestito mostre personali e partecipato a collettive. Fa parte del Gruppo per la tessitura a mano del Veneto. Recensioni su “Jacquard”.
tel: +39 3392862161
e-mail: perfiloepersegno@yahoo.it
Risiede a Romano d’Ezzelino (VI). Si interessa di fotografia dagli anni ’80, indirizzando la sua attenzione prevalentemente verso la ricerca concettuale e l’interpretazione del paesaggio. Dal 2008 realizza anche lavori “a quattro mani” con Nazzareno Berton, approfondendo la relazione con la Natura e l’interpretazione del territorio. Ha pubblicato i libri “Il Grappa – Dall’ Olimpo Veneto” (2002) e “Istint-anee” (2003). Insignito dei riconoscimenti AFI nel 2012 e IFI nel 2018 dalla Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche, dal 2003 una selezione di sue immagini fa parte della collezione del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma).
tel: +39 3471283653
e-mail: scsergiocarlesso@gmail.com
Vive e lavora a Galliera Veneta. Da molti anni si dedica all’incisione ed in particolar modo alla xilografia in bianco e nero ed a colori con più matrici. Si è formato presso l’incisore veneto Giovanni Bernardi ed ha approfondito l’incisione presso la Bottega del Tintoretto a Venezia, la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed il Centro Internazionale della Grafica di Venezia. Ha allestito numerose mostre personali e partecipato a collettive in Italia ed all’estero. Tessitore per caso. Fa parte di Atelier Aperto di Venezia e del Gruppo Veneto per la Tessitura a Mano.
tel: +39 3392862161
e-mail: perfiloepersegno@yahoo.it
Nasco a Napoli nel 1957, approdo all’arte orafa formandomi all’antica “Scuola Arti e Mestieri” di Vicenza, al Centro di Ricerca e Sperimentazione Orafa di Padova. Successivamente conseguo il Master sul gioiello contemporaneo al Politecnico di Milano e il Diploma di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il naturale bisogno di ricerca mi ha condotto alla sperimentazione di materiali differenti, in prevalenza non nobili, eco-compatibili. In scultura prediligo la figura umana, spesso rappresentata in equilibrio precario, come testimone dello smarrimento dell’uomo di fronte all’universo e della difficile mediazione nel suo rapporto con l’ambiente.
tel: +39 3476945360
e-mail:annamariajodice@tiscali.it
Piergiorgio Rebesco, San Zenone degli Ezzelini 1936-2020, si forma con il padre affermato scultore e si perfeziona con specifici corsi all’Accademia di Venezia. Figurativo, noto per la sua maestria nel lavorare il marmo, il bronzo e la terracotta. Apprezzato in tutto il mondo, sia in collezioni private che in opere monumentali pubbliche. Dall’imponente “Perenne ascesa”, opera monumentale a Montebelluna ai preziosi nudi e ritratti.
Dopo un periodo in Villa Rubelli, nel 1969 si trasferisce nella sua abitazione-studio, da lui concepita, disegnata e fatta realizzare e tutt’ora visitabile.
tel: +39 3296385371
marco@rebesco.it
Nata nel 1960 vivo e lavoro a Nove, Terra di Ceramica. Anche se cresciuta in un ambiente fortemente connotato dalla sua presenza, mi sono avvicinata alla ceramica dopo i vent’anni a seguito di studi di architettura che si sono riversati nel mio lavoro. Seguo con attenzione ciò che le argille mi dicono. L’impasto refrattario, granoso, buono per edificare, mi induce alla sintesi. La terraglia, natura opposta, morbida, docile, flutua tra le dita e si dispone mobile nello spazio.
Penso, progetto e realizzo pezzi unici e piccole serie. Miei Lavori sono presenti nelle collezioni permanenti dei musei della ceramica di Nove e Bassano del grappa.
tel: +39 3485806839
e-mail: vania.sartori@sartoriceramiche.it
Nata in Australia nel 1959, ha studiato arte a Bologna e Firenze, frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel suo atelier a Mussolente (VI), crea incisioni con tecniche tradizionali e sperimentali no toxic. Ha esposto in numerose Biennali Internazionali di Grafica in Italia e all’estero , tra cui in Bulgaria, Portogallo, Svizzera e Olanda. Ha vinto premi, tra cui il 1° Premio Cento nel 2011 per il libro “La Bambina del Treno”. Nel 2017 si laurea in Canto Jazz al Conservatorio di Castelfranco Veneto. Nel 2024 tre suoi Libri Oggetto vengono selezionati all’ ADI Design Museum di Milano e riceve il 1° Premio Sezione Video con l’ opera “Il Filo del discorso”.
tel: +39 3335742362
info@manuelasimoncelli.it
È nata nel 1959 a San Zenone degli Ezzelini (TV) dove vive e lavora. A Firenze si diploma al Magistero d’Arte, indirizzo Moda e Costume. Muove i primi passi nel campo della costumistica teatrale per poi dedicarsi al mondo della moda. Viaggiando per lavoro ha potuto assorbire, contaminare e trasporre in ricerca stili e colori ed applicarli anche nel campo della fotografia e della pittura. È da questa continua ricerca che nascono diverse espressioni artistiche: dipinti su tessuti, tecniche miste come fotografia e pittura assieme, olio, affresco su tavola di legno, stampe calcografiche.
Ha partecipato a numerose mostre di pittura e a concorsi fotografici in Italia e all’estero.
tel: +39 3355765216
e-mail: daria.tasca@gmail.com
Nata a Valdagno nel 1964, Valentina Verlato è una pittrice conosciuta in Italia e all’estero come ritrattista ed illustratrice ad acquerello. Laureata in Arte Fiamminga e Olandese, tiene corsi di pittura ed arte. Articoli che la riguardano in: “L’Art de l’Aquarelle”, France; Masters of Watercolors, Mosca, 2018. Dal 2016 è uno dei giurati del premio “Fabriano Watercolour Biennial International Prize”. Tra i suoi lavori illustrati: 1993 M.C.Graham, Doni e Donatori, Promoprint - 2015 José De Almada Negreiros, “La Tartaruga”, Vittoria Ignazio Editora - 2022 Viero-Bruni “Viaggio nella Venezia del medioevo tra storia e cucina” (ed. CLEUP)
tel: +39 3453579191
valentinaverlatopics@gmail.com
Da poco tempo mi dedico soprattutto all'incisione e al collage, trovando stimoli nella collaborazione con il Circolo degli Artisti Casa di Dante e grazie ad un corso di grafica svolto al Bisonte.
Il mio per ora è un percorso di esplorazione tecnica e creativa ed è questo che mi ha portato a sperimentare linoleografia, incisione su tetrapak e altri materiali. Soprattutto mi piace usare il colore che trovo sia una porta aperta sulla mia "confusione mentale", uno spazio vivo e fertile.
soniatoncelli@gmail.com